GIUBBE ROSSE E' QUELLA COSA ...
Tutta Italia insomma gira di qua, e a noi che stiamo qua fermi può farci l'impressione che giri intorno a noi.
Nè sdegnano di sedere ai nostri tavoli, di tanto in tanto, e secondo le occasioni, taluni dei più illustri solitari pur di stanza a Firenze, un Aldo Palazzeschi, un Libero Andreotti o un Felice Carena.
Capitano poi, anche quei pochi di alta cultura che non siano tarati di filisteismo: gli universitari Ottokar e Pasquali, quest'ultimo accompagnato dalla signora; o Aldo Sorani quando un po' più di malinconia lo spinge dalle strade usate a finire i due passi vicino a noi; o Mario Praz se ha indiscrezioni da fare intorno a qualche conoscenza d'Inghilterra, o Bruno Fallaci se ha sbrigato più presto del solito l'impaginazione della "terza", alla Nazione..., e la scrittrice Gianna Manzini.
Quanto a noi propriamente, noi "Giubbe Rosse" in persona vorrei potermi sbrigare con un semplice elenco.
Ma figurateci lì come letterati da una parte, artisti da una altra, come due larghe fiammate che arroventano il brusio, di crepitio la volta di un forno. E' tra le sette e le otto che il Caffè diventa un forno. Arriva Dani, alto preciso, e getta le fondamenta del gruppo pittori.
A poco a poco gli si raccolgono intorno le formazioni sempre varie secondo le serate, lo scultore Griselli, lo scultore Graziosi, Sguangi, Moschi, e i pittori, Pozzi, Pucci,Polloni, Ferroni, Cesetti, Chiappelli, Colacicchi, Settala, e, più di rado, Bacci, Peyron, Vagnetti, Primo Conti, Achille Lega. A gettare le basi del gruppo letterato è di solito il più affezionato del locale, forse perché vi ha scritto le sue pagine più ritorte, Raffaello Franchi.
Alla spicciolata lo raggiungono Sebastiano Timpanaro, Alberto Carocci, Vieri Nannetti, Arturo Loria, Leonetto Leoni, (ahimè, l'elenco mi diventa un sommario di Solaria!), dopo qualche pò Bonaventura Tecchi, Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti, perché prima sono passati da Pégaso, infine ...Elio Vittorini.
Ma ben presto cominciarono i primi problemi che divennero col tempo vere e proprie persecuzioni: "Solariano-ricorda ancora Vittorini- era parola che negli ambienti letterari di allora significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista. Giovanni Papini ci ingiuriava da un lato, e Farinacci da un altro. Ci chiamavano anche sporchi giudei per l'ospitalità a scrittori di religione ebraica e per il bene che si diceva di Kafka e di Joyce. E ci chiamavano sciacalli, ci chiamavano iene".
Siamo solo all'inizio della tragedia che stava per investire l'Europa.
Le Giubbe Rosse dal fascismo ai nostri giorni.
Si conclude qui il nostro viaggio tra gli artisti e letterati che sui tavolini del Caffè tracciarono la storia della cultura italiana del nostro secolo.
Solaria, la gloriosa rivista nata ai tavolini delle Giubbe Rosse, chiuse nel 1936.
L'anno dopo Bonsanti stesso fonderà, sempre alle Giubbe Rosse, la nuova rivista "Letteratura" che accentuerà gli interessi prevalentemente letterari, con la massima apertura verso i fenomeni stranieri.
Nel 1938 ebbe la redazione sui tavolini del caffè la rivista d'avanguardia di Alfonso Gatto e Vasco Pratolini, "Campo di Marte", impegnata a ricercare un rapporto tra arte e realtà politica e sociale e che durò appena un anno. Anche alcuni collaboratori della rivista cattolica "Frontespizio", diretta da Bargellini, presero a frequentare il Caffè.
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