GIUBBE ROSSE E' QUELLA COSA ...
Di qui il nome dato poi successivamente dai nuovi gestori, "Giubbe Rosse".
Alberto Viviani nel 1933 ci ha lasciato il più vivace ricordo del caffè: "Due grandi vetrate, una chiusa ed una che serviva da ingresso, sormontate da un fregio in legno massiccio con un angiolo ghiotto di birra, sotto una grande scritta: "Reinighaus"; molte lampade ad arco, di quelle che oggi si riscontrano soltanto a Parigi e che spandono una strana luce riposante, sfolgoravano all'ingresso.
I camerieri attillati in uno smoking rosso fiamma e con un ampio grembiule bianco che li fasciava tutti come una sottana davano all'ambiente una nota di originale gaiezza difficilmente dimenticabile.
Nella prima sala con le pareti cariche di specchi molati, placidi e massicci tedeschi immersi nella lettura del " Die Woche" e del "Berliner Tageblat" con a portata di mano enormi stivali di vetro colmi di birra nera; e qualche vecchia "fraülein" con gli occhi estatici e sgomenti piantati al soffitto.
La seconda saletta che di giorno accoglieva sotto la sua blanda luce di lucernario poche coppie internazionali in cerca di quiete era adibita la sera al servizio di restaurant."Le Giubbe Rosse" erano fornite dei quotidiani e delle riviste di tutto il mondo e si doveva a ciò credo, in buona parte, l'affluenza della clientela straniera. Più di un caffè, le prime due sale avevano l'aspetto di un circolo di lettura.
Certi bei tipi avevano fondato un "circolo scacchistico fiorentino" in fondo alla terza sala e pagavano un piccolo affitto mensile. Gente metodica e malinconica per eccellenza, quasi tutti cancellieri e magistrati della Corte d'Appello, farmacisti, ingegneri senza progetti e avvocati senza più cause.
Ma la pace sonnacchiosa del caffè venne sconvolta quando dal 1913 la terza sala diventò la sede fissa del gruppo di "Lacerba" e quindi dei futuristi fiorentini. A nulla valsero le proteste degli scacchisti. Si diffuse presto la strofetta:
"Giubbe Rosse è quella cosa
che ci vanno i futuristi,
se discuton non c'è cristi,
non puoi più giocare a dam.."
FUCINA DI SOGNI E DI PASSIONI
Così Alberto Viviani definisce le "Giubbe Rosse" e quella terza sala del caffè Fiorentino dove fiorì, lottò, dilagò la rivoluzione futurista.
Le "Giubbe Rosse" restano nella storia della cultura italiana, un laboratorio di pensiero, di progetti, di passioni. "Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità... Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno... Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo... E' dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il "Futurismo", perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e di antiquari...".
Così tuonava Marinetti dalle pagine del Figaro del 20 febbraio 1909 tentando invano di scuotere il mondo sonnacchioso e perbenista della cultura italiana.
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